Noi siamo il Toro - Memoria, identità e immaginazione del tifoso granata

Il Toro è una fede. Ma è anche fiera opposizione al potere. Poche volte una frase così breve è riuscita a dire tante cose, a raccontare un'appartenenza sportiva rivestita di tanta trascendenza. Queste poche parole simbolizzano in fondo la sublimazione - avvenuta mediante le gesta di una squadra di calcio - le speranze e le frustrazioni di una comunità di tifosi che non è stata in grado di accettare la tragica scomparsa del Grande Torino, la compagine che del dopoguerra ha rappresentato ben più di un vago ideale di rinascita, divenendo l'occasione per una rivalsa che potremmo definire socio-culturale nei confronti dell'odiati rivali, la squadra della famiglia Agnelli. Il Toro e la Juventus, una storia senza fine. I bianconeri sono l'espressione calcistica, aristocratica e padronale, del potere capitalista in una città caratterizzata da una forte specificità popolare e operaia. E profondamente granata. Dalla tragedia di Superga agli anni Settanta, una rivalità che non mai ha avuto bisogno di complicate cornici istituzionali per esprimersi, si è tramutata per il tifoso del Toro in un aspetto fondamentale del proprio essere granata. Alterità rispetto a tutto ciò che la Juventus è, e ancora di più contrapposizione nei confronti di tutto quello che è venuta a significare: ricchezza, visibilità mediatica, capacità di influenzare le istituzioni calcistiche e la conseguente massificazione dei successi e dei tifosi. La risposta concreta a questa opposizione si è concretizzata nel tremendismo dei primi anni Settanta, e nello scudetto del 1976. Poi il buio, con la distruzione del Filadelfia e la progressiva perdita di valori legati alla leggenda granata.

Brossura, 15 x 21 cm. pag. 208 con alcune illustrazioni a colori

Stampato nel 2016 da Eclettica
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Prezzo:
Prezzo di vendita: 18,00 €
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Descrizione

Stefano radice

Il Toro è una fede. Ma è anche fiera opposizione al potere. Poche volte una frase così breve è riuscita a dire tante cose, a raccontare un'appartenenza sportiva rivestita di tanta trascendenza. Queste poche parole simbolizzano in fondo la sublimazione - avvenuta mediante le gesta di una squadra di calcio - le speranze e le frustrazioni di una comunità di tifosi che non è stata in grado di accettare la tragica scomparsa del Grande Torino, la compagine che del dopoguerra ha rappresentato ben più di un vago ideale di rinascita, divenendo l'occasione per una rivalsa che potremmo definire socio-culturale nei confronti dell'odiati rivali, la squadra della famiglia Agnelli. Il Toro e la Juventus, una storia senza fine. I bianconeri sono l'espressione calcistica, aristocratica e padronale, del potere capitalista in una città caratterizzata da una forte specificità popolare e operaia. E profondamente granata. Dalla tragedia di Superga agli anni Settanta, una rivalità che non mai ha avuto bisogno di complicate cornici istituzionali per esprimersi, si è tramutata per il tifoso del Toro in un aspetto fondamentale del proprio essere granata. Alterità rispetto a tutto ciò che la Juventus è, e ancora di più contrapposizione nei confronti di tutto quello che è venuta a significare: ricchezza, visibilità mediatica, capacità di influenzare le istituzioni calcistiche e la conseguente massificazione dei successi e dei tifosi. La risposta concreta a questa opposizione si è concretizzata nel tremendismo dei primi anni Settanta, e nello scudetto del 1976. Poi il buio, con la distruzione del Filadelfia e la progressiva perdita di valori legati alla leggenda granata. 

Brossura, 15 x 21 cm. pag. 208 con alcune illustrazioni a colori

Stampato nel 2016 da Eclettica

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